Tamara Marcelli commenta “Una gabbia di vita” di Silvia Devitofrancesco

Una gabbia di vitadi Silvia Devitofrancesco è una storia che potrebbe essere quella di molte donne. La protagonista è Alba, una ragazza che ama la vita e sogna l’amore. Quell’amore che si vede nei film, che si canta nelle canzoni, che si vive con ogni millimetro del proprio corpo. E quell’amore arriva, quasi casualmente e ribalta tutte le certezze avute fino a quel momento. Diventa totalizzante, annulla ogni contatto con l’esterno, con gli affetti genuini e sinceri che rappresentavano una difesa dal Male. Lui diventa il fulcro intorno al quale gira tutto e dentro a cui Alba rimane vorticosamente intrappolata.

Manca il respiro, la spensieratezza, la libertà. Tutto è rimpicciolito, contratto, annientato. La mente non ha più nemmeno lo spazio per immaginare qualcosa di diverso. Il Male si è appropriato della sua linfa vitale, sostituendola con terrore e angoscia. Alba accetta tutto, presa dal suo amore, ma una piccola fiammella la porterà a capire che se non si sottrae a quel gioco perverso, per lei non ci sarà più possibilità di vivere…
L’autrice ci mostra nel racconto due punti di vista: quello di Alba e quello di Luca. Credo che questa scelta sia stata non solo un’ottima soluzione narrativa, ma anche, a livello psicologico, un approccio meritevole di approfondimenti.

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