Recensione della scrittrice Liliana Gheorghe del racconto “Bella da Rubare” di Arianna Berna

Il racconto “Bella da rubare” cosi ben scritto, fluido e sincero conquista il lettore e lo porta con sé nella sua voglia di giustizia.
Gaia, la protagonista, toccherà con mano l’umiliazione di essere esposta al pubblico perché a sua insaputa , una sua foto compromettente viene usata come testimonial, in una campagna pubblicitaria di una famosa catena di negozi nella sua città.

Tramite uno stile di scrittura diretto ed empatico viviamo con la protagonista ogni suo attimo nella lotta di riconquista della propria immagine e dignità ammirando e sostenendo i suoi valori di realizzazione personale tramite l’impegno e le qualità interiori nel suo lavoro di commerciante.
Le disavventure della protagonista possono far pensare di non essere molto collegate alla violenza ed il maltrattamento subiti dalle donne che continuamente diventano casi di cronaca nera oggi giorno, invece, considero che lo sfruttamento dell’immagine e del corpo della donna può essere dannoso perché incoraggia e diffonde la cultura della donna oggetto senza il rispetto verso la complessità della persona e dell’intimità altrui, base sulla quale montano le altre violenze.

Nel racconto la donna diventa oggetto di ironia, merce di scambio, rinnegata dalla propria famiglia si deprime nella voglia di autodistruzione finché con un lampo di genio e sostenuta dalla fiducia del compagno si mette in moto per l’apertura di un blog. La tecnologia che diffonderà tramite il blog la giusta informazione sulle idee della protagonista combatterà contro la stessa tecnologia che sta al servizio del marketing.
Quando il Presidente della catena di negozi riconosce la loro responsabilità, come regolari acquirenti di un pacchetto pubblicitario, lo fa come conseguenza del saggio suggerimento da parte della ragazza che giudica lesivo, all’immagine dell’azienda, l’utilizzo di nudi per promuovere vestiti e il racconto prende un’altra piega, quello della rivincita e dell’importanza dei veri valori. Quelli della famiglia con i suoi affetti, dell’anonimato con i suoi benefici e non per ultimo un riconoscimento da parte della controparte, che le propone di fare da testimonial vestendo gli abiti firmati Lerose.

Sarà quello che sceglierà la nostra protagonista?
Non lo sapremo se non leggendo il racconto, lasciandoci incantare dalla scrittura schietta e avvincente della nostra autrice

Liliana Gheroghe (coautrice de “Il sorriso triste dei girasoli”)

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